Qualità italiana nell'export di caffè

Trieste, 10.12.2010, di Redazione 14

 

Di Leonardo Felician -

 

L’arte delle torrefazione del caffè ha messo solide radici in Italia. La rassegna TriestEspresso è stata la vetrina di numerose piccole aziende radicate in diverse regioni e in grado di aprirsi la strada sui mercati stranieri contribuendo in maniera saliente all’export italiano nel mondo…

 

A TriestEspresso Expo, la manifestazione fieristica biennale che è punto d’incontro di professionisti da tutto il mondo, diversi stand di torrefazioni hanno proposto i loro prodotti a una clientela internazionale, aprendo nuovi mercati per milioni di euro. Si tratta di aziende che spesso hanno una dimensione appena regionale in Italia, ma sono capaci di muoversi su dozzine di mercati stranieri, contriobuendo così in maniera importante all’export italiano.

 


Nonostante il nome, la torrefazione Veronesi è emiliana, con stabilimenti a Bagnolo in Piano alla periferia di Reggio Emilia. Produce miscele super oro, composta da cinque diverse qualità di arabica e altrettante di robusta, in proporzione 60%-40%, dal gustointenso e aromatico  e alta caffeteria con una tessitura dalla crema finissima e aroma persistente con retrogusto speziato e floreale. Si rivolge al mercato dei bar, della casa e delle cialde e capsule, ed effettua lavorazioni anche conto terzi.

 

Il caffè Bristot con una lunga tradizione che risale al 1919 e stabilimenti a Belluno è l’espresso italiano da quasi un secolo, per la precisione dal 1919. Produce una serie di miscele ben note sia nel Veneto, terra d’origine, sia nei numerosi Paesi stranieri dove esporta rivolgendosi al mercato dei bar. Tra le sue miscele Tiziano, Speciale, Sublime (un 100% arabica), Buongusto e il decaffeinato Dolcearoma. Per la casa propone una miscela 100% di arabica brasiliani e centroamericani che in tazzina danno origine a fragranze fruttate e a una notevole persisistenza aromatica.

 

Lo stand del caffè Bistrot a TriestEspresso

 

I prodotti di queste due aziende sono stati presentati in fiera nel corso della manifestazione TriestEspresso non per caso. Da sempre, Trieste è tra i più importanti del Mediterraneo per il traffico di caffè: da qui transita più di un terzo delle importazioni italiane. Sono impegnati 40.000 mq di magazzini, vengono movimentati 10.000 container all'anno, la giacenza supera il milione di sacchi da 60 kg di caffè.

 

La posizione geografica di ponte tra l’est e l’ovest  e la storia hanno fatto di Trieste uno dei principali centri del caffè in Europa e contribuito alla nascita di un patrimonio di conoscenze e specializzazioni che hanno poi dato origine a una vera e propria cultura del caffè, che va dai locali storici del centro cittadino, che non sfigurerebbero a Vienna o a Praga, al Museo del Caffè, ai laboratori chimici e merceologici, ai corsi e seminari sull’argomento tenuti anche in ambito universitario e scientifico.

 

La tradizione pluricentenaria ebbe origine in epoca asburgica nel 1740, con l’arrivo delle prime navi provenienti dai porti allora dell'Impero Ottomano di Smirne e Alessandria d’Egitto. Alcune fonti riportano che proprio in quegli anni, nel 1748, Teodoro Vetrato di Santa Maura si trasferì a Trieste per aprire una “ricca ed elegante caffetteria” in Piazza Grande, oggi Piazza Unità.

 

Cominciò così la diffusione di quegli esercizi diventati nel tempo punto di ritrovo cittadino non solo a Trieste, ma dovunque, dalla Venezia descritta nelle commedie di Goldoni alle eleganti caffeterie di Vienna, capitale dell’Impero Austroungarico. La tradizione di questi negozi a Trieste perdura ancora oggi ed è tradizione locale frequentare le numerose piccole torrefazioni che producono direttamente anch’esse le proprie miscele.