Frutta antica d'Autunno: la Sorba

Messina, 29.11.2010,

Un frutto dimenticato: le Sorbe -

 

(di Giusy Chiricosta)

 

La sorba non è tra la frutta più conosciuta, ma è sicuramente un frutto antico e un tempo molto diffuso tra contadini e pastori.


Il Sorbo domestico (Sorbus domestica L.) appartiene alla Famiglia delle Rosaceae.

 

E' una specie originaria dell'Europa Meridionale, in Italia si trova sporadicamente in tutta la penisola e nelle isole, specie in Sicilia nei boschi montani di latifoglie con substrati calcarei.

 

L’albero della sorba è molto longevo, alto fino a 13 metri, i rami presentano foglie alterne imparipennate, composte, lunghe fino a 20 cm, con 6-10 paia di foglioline ovale o lanceolate sessili, dentate ai margini, acute all'apice.


Il frutto e' un pomo subgloboso o piriforme lungo da 2 a 4 centimetri, di colore giallo-rossastro e punteggiato, quindi bruno a maturità; la polpa e' verdognola dolce, con endocarpo membranaceo e semi angolosi bruni. Esistono varietà che differiscono per forma e pezzatura del frutto.



I frutti maturano in autunno e sono molto ricercati dalla fauna selvatica. I frutti commestibili, sono di sapore acidulo, ricchi di acido malico e vitamina c, se ammezziti diventano dolci, con polpa farinosa molle. Difatti i frutti della sorba non sono eduli al momento della raccolta, e diventano commestibile solo dopo ammezzimento.


Curiosità il sorbitolo prende il nome proprio dalle sorbe, frutti in cui è presente in discrete quantità. È un alcol esavalente molto utilizzato dall'industria alimentare per la sua capacità idrostabilizzante, utile nei prodotti che devono trattenere acqua come per esempio gelatine, creme, frutta candita, gelati.

 

Sorbe foto di G. Chiricosta


La Sorba era conosciuta già al tempo dei Romani che ne apprezzavano la tenerezza e la dolcezza, soprattutto nella preparazione di liquori.


Riferimenti alla sorba li troviamo in diversi autori, a partire da Plinio che nella sua memorabile opera “Naturalis Historia”, ne ha descritto le caratteristiche fisiche e organolettiche: “Alcune sono tonde come mele; alcune aguzze come pere, altre ovate come son certe mele, queste rinforzano tosto. Le tonde sono più odorose e più delicate che le altre. L’altre hanno sapore di vino”.

 

Ce ne parla Virgilio nelle “Georgiche” dov’è illustrata l’usanza di far fermentare questo frutto col grano, ottenendo la “cerevesia”, una bevanda alcolica simile al sidro.

 

Anche Dante Alighieri in un passo della Divina Commedia ricorda questo frutto: “Ed è ragion, ché tra li lazzi sorbi si disconvien fruttare al dolce fico” (Inferno, canto XVI, 65).


Le leggende popolari raccontano della Sorba, ovvero, la bacca a forma di mela o pera polposa e di colore rosso bruno, come di un portafortuna contro la miseria e la fame e che, grazie ai suoi colori caldi ed intensi, ha il potere magico di allontanare tutti i mali.


Spesso i miei nonni Messinesi in diverse occasioni erano soliti dire -“Cu lu tempu e cu la pagghia, si maturunu li sorbi - “Con il tempo e con la paglia maturano le sorbe”. Vale a dire: come le sorbe hanno bisogno di ammorbidire sulla paglia tutto il tempo che necessitano perché diventino buone, allo stesso modo solo con l’attesa e il trascorrere del tempo alcune situazioni giungono a “maturazione”.

 

Sorbe mature foto di G. Chiricosta

 

E' ancora molto diffusa l’usanza di formare dei grappoli con le stesse sorbe, lasciate così maturare al sole, magari appese ad un gancio fuori ad un balcone. Il frutto può essere anche essiccato e conservato così per un periodo più lungo.


Le Sorbe si utilizzano per fare sidro, confetture, liquori e salse. In fitoterapia i frutti hanno proprietà astringenti, diuretiche, detergenti, rinfrescanti e tonificanti.