













Di Giorgia Lagosti -
Sono tante le cose che andrebbero raccontate della kermesse gastronomica e culturale dedicata a chi, pur essendo uomo di affari, ha legato il suo nome all’Arte del Mangiar Bene, ha trovato la missione della sua vita nella divulgazione della Cucina Domestica.
Cominciamo da Casa Artusi: ha ereditato questa missione ed è diventato il primo centro di Cucina Domestica Italiana.
Citando Massimo Montanari, esperto internazionale di storia dell’alimentazione, docente presso l’Università di Bologna e apprezzato divulgatore, “l’operazione di Casa Artusi nasce nel nome della cucina di casa, ispirandosi al modello e allo spirito della Scienza in Cucina: si tratta di una raccolta di esperienze, di tradizioni, di passioni per “il buon cibo” elaborate e integrate nel manuale del maestro. Porre la Cucina di Casa al centro delle proprie attenzioni significa rimettere in gioco un interscambio culturale che l’omologazione massmediatica non è riuscita a cancellare”.
Per le vie di Forlimpopoli, ribattezzate per l’occasione con appellativi a tema, trasformata in Città da Assaggiare, sono stati creati percorsi gastronomici che non regalano solo piaceri per il palato, ma portano a riflessioni culturali e sociali.
Non per niente Piero Camporesi, (ricercatore letterario, curatore dell’edizione del 1970 e sostenitore della teoria secondo la quale la Scienza in Cucina e L’Arte del Mangiare Bene ha svolto un ruolo fondamentale nel promuovere la consapevolezza di una comune lingua italiana) sosteneva che l’opera artusiana ha fatto per l’unificazione nazionale più di quanto non siano riusciti a fare i Promessi Sposi!
E allora a Forlimpopoli si mangia kebab, bretznel, paella e gulach vicino ai prodotti tradizionali della cucina fiorentina (il Cenacolo degli Sparecchiatori di Firenze propone la sbriciolona, il lampredotto, la finocchiona, la trippa, il salame toscano, il pecorino di fossa); si degustano i sapori della cucina tipica catalana regalati dalla associazione di appassionati non professionisti Sils assieme ai Sapori del Territorio della Comunità Montana Forlivese e del “Consorzio Natura e Natura” di Bagno di Romagna; si assiste a dimostrazioni della cucina tipica della regione francese Beaujolais con relativi abbinamenti a vini d’oltralpe; si conferisce uno dei due Premi Marietta ad Honorem a Gabriella Cottali Devetak, della storica trattoria Devetak di San Martino al Carso (GO).
È affascinante sentir raccontare da questa bresciana di origine e carsica di adozione, di come ha saputo fondere la cucina italiana e quella slovena: parla di pazienza e umiltà, di arricchimento, di due tradizioni culinarie che si incontrano e si completano, parla di patrimonio culturale.
È bello sentirle dire che la sua cucina è a chilometri zero, naturale, semplice, stagionale, che è sempre alla ricerca dei sapori di una volta, che nella sua trattoria non entrano “barattoli”, che tutto è fatto in casa, che il suo scopo è trasmettere amore e sentimenti attraverso la gastronomia.
È bello avvertire l’orgoglio nelle sue parole: racconta che il suo desiderio è vedere i suoi ospiti portarsi nel cuore, dopo una cena nel suo locale, il ricordo duraturo dei sapori e delle sensazioni che i suoi piatti hanno saputo offrire. Ed ecco che si abbattono le barriere linguistiche: non servono le parole per “sentire” il calore della Cucina di Casa!