Sabato 26 settembre alle ore 18 Sala Conferenze della Camera di Commercio di Ferrara -
Un tempo non troppo lontano le acque del Po regalavano alla sua gente storioni e ottimo caviale.
Si tratta di una storia affascinante di cui scrive Michele Marziani nel suo nuovo romanzo “La signora del caviale” (Cult Editore) che sarà presentato in anteprima sabato 26 settembre 2009 alle ore 18 presso la Sala Conferenze della Camera di Commercio di Ferrara (Largo Castello, 10) nell’ambito della Settimana Estense.
Perchè Ferrara? perchè qui è ambientata in parte la storia che lo scrittore riminese racconta. Sarà lo stesso autore, introdotto dal giornalista de La Gazzetta dello Sport Carlo Annese, a spiegare le connessioni tra “La signora del caviale” e la città estense.
Al termine della presentazione Maria Cristina Maresi (Agriturismo Le Occare) e Mirco Mariotti (Azienda Vitivinicola Mariotti), organizzatori dell’evento, offriranno un goloso assaggio delle specialità e dei vini del territorio.
Abbiamo rivolto alcune domande a Michele per conoscere più da vicino quei fatti attorno ai quali è nato il romanzo, che prendendo spunto da vicende reali, racconta una storia in parte di fantasia.
Leggendo "La signora del caviale" si scopre che fino al secondo dopoguerra nel Po si pescava lo storione e da esso veniva prodotto un ottimo caviale. Attività, questa, sconosciuta ai più. Come ti è venuta l'idea di questa storia?
Una cosa della quale spesso ci si dimentica in Italia è la lettura della Storia, con la esse maiuscola, attraverso la storia materiale e quotidiana. Se fossi stato uno storico mi sarei appassionato moltissimo alle vicende del caviale del Po, invece sono un narratore ed è stata per me l'occasione per dar vita ad un intreccio di persone attorno al Po e alla sua gente.
Ho sentito parlare per la prima volta del caviale del Po nel 1989 grazie ad una ricerca condotta dal centro etnografico ferrarese e dall'Enaip. Mi avevano molto colpito la nobiltà, l'opulenza del caviale e la miseria dei pescatori della golena. Ho pensato, ricordo, che il caviale, le uova di storione erano occasione di incontro tra mondi, culture, personaggi, che altrimenti mai avrebbero avuto occasione di avere rapporti tra loro. Da lì è nato tutto...
Ad un certo punto, nel libro, scrivi: "Poi è diventato dei nostri, anzi noi siamo diventati dei suoi, perchè lui sa parlare di pesci, sa vendere, sa trattare il caviale, sa quali musiche deve suonare l'orchestra..." Ma cosa c'entra l'orchestra col caviale?
Con la musica pare si attraggano gli storioni e altri grossi pesci. Ci sono racconti di orchestre assoldate per suonare in mezzo ai fiumi, soprattutto nei grandi corsi d'acqua dell'Europa orientale, della Russia, dell'Asia, di tutto quel mondo che aleggia in qualche modo anche nel mio libro...
Non so se questo sia vero, ma è stato per me pretesto di narrazione, di intreccio, di racconto e anche di metafora di una geografia, reale e dell'anima, che grazie alla presenza del Turco, uno dei personaggi del libro, si incrocia e si mescola con orizzonti molto più ampi della sola Ferrara...
Tra le righe del romanzo si intuisce un tuo rispettoso legame col Po, un vincolo affettivo...
Da bambino, negli anni Sessanta, vivevo a Rimini e per le feste andavo a trovare i miei nonni materni in Veneto, il passaggio del Po sul ponte della ferrovia di Pontelagoscuro era per me motivo di attesa e di gioia: tutta quell'acqua e il brulicare di persone sulle sponde visti dal finestrino mi sembravano un mondo bellissimo del quale anch’io volevo fare parte.
Da allora il Po non mi ha più abbandonato. Ne ho scritto, ne ho letto tanto. Considero "Il mulino del Po" di Riccardo Bacchelli uno dei romanzi più belli e sottovalutati della letteratura italiana.
Alcuni tra i protagonisti del romanzo vivono in golena: per chi legge si dischiude un mondo quasi sconosciuto. Ma esiste ancora oggi questa vita di golena o è irrimediabilmente scomparsa?
Credo sia un mondo di cui rimane a malapena la memoria. L'ho raccontato in un altro libro che non è un romanzo, ma un viaggio, un viaggio vero, fatto in barca e in bicicletta sulle rive del fiume: "Lungo il Po. Viaggio controcorrente alla scoperta di sapori, genti e leggende del Grande Fiume" (Guido Tommasi Editore, Milano, 2008).
Posso citare un dato che parla da solo: ci sono 30.000 ruderi, case, abbandonati lungo il fiume. La gente se n'è andata, l'ha fatto certamente per sfuggire alla miseria, ma ha lasciato dietro di sé un vuoto, la fine di una civiltà dell'acqua. C'è stata una migrazione, un abbandono, per certi versi una "deportazione volontaria" verso una promessa di benessere che ha fatto vivere tutti meglio ma non necessariamente più felici.
Perchè la pesca dello storione non è più stata praticata nel dopoguerra? Esistono volontà di recuperare questo tipo di attività oggi?
Semplicemente perché gli storioni sono scomparsi, è il prezzo che il fiume e la sua gente hanno pagato al progresso. Ci sono in Italia sia tentativi di reinserire gli storioni nel Po, sia realtà consolidate di allevamento di storione e di produzione di caviale.
Ma di questo onestamente mi interessa poco, nel senso che "La signora del caviale" per me è il racconto di un tempo, di uno scorcio del Novecento, un intreccio di vite, la nascita silenziosa del consenso intorno al regime, l'inocularsi spontaneo del razzismo tra gli italiani che non sono stati "brava gente" come spesso la riscrittura della storia del Dopoguerra ha voluto farci credere. L'unica salvezza è passata, passa, dalla cultura, dall'incontro tra le culture.
Compiendo un viaggio della memoria, oggi, è ancora possibile rintracciare alcuni dei luoghi e delle atosfere che racconti nel romanzo?
Beh, io è un viaggio che ho fatto, ma io sono un narratore, uno che racconta delle storie e quindi la prima vittima delle mie fantasie. In riva al Po io li vedo i miei pescatori, così come lungo la ferrovia che da Ferrara conduce a Suzzara ritrovo il capostazione e il giovane Nello e nelle vie del ghetto ebraico di Ferrara sento il passo lieve della Signora del caviale.
Nel tempo di oggi sento il brivido degli errori di ieri. Per fortuna chiudendo gli occhi rivedo quella fotografia scattata a Losanna nel 1914, dove un gruppo di giovani anarchici sono la spiegazione, lo snodo di tutta la vicenda umana che si dipana nel corso del libro.