













Di Gabriele Orsi -
Specialità di ogni regione d’Italia realizzate con i migliori prodotti tipici reperiti dopo lunga e attenta ricerca, vini poco conosciuti e di grandissima qualità, ambiente giovane e fresco, in una zona appartata della città che ben si presta ad amichevoli serate in compagnia.
Questo è il Giro di Vite, la nuova enoteca con cucina che dallo scorso febbraio a Bologna ha aperto i battenti in via delle Fonti 45/b, nel cuore del vecchio borgo di Corticella, a due passi dal Navile in una delle zone più caratteristiche della nostra periferia, prendendo il posto di una preesistente attività.
Qui due giovani fidanzati, spinti dall’amore e dalla passione per il buon bere e il buon cibo, hanno voluto mettere a frutto la propria esperienza di gastronauti per consentire a un pubblico il più possibile vasto di poter gustare il meglio dei prodotti italiani a costi accessibili.
Lui, Federico Pettazzoni, sta in cucina a preparare manicaretti semplici ma ricchi di sapore e pieni di anima, lei, Elisa Paganelli, si occupa della sala e prepara gli squisiti dessert: «Un tempo qui – spiega Federico – esisteva una vecchia trattoria, tradizionale e alla buona.
Lo scorso febbraio abbiamo rilevato il locale e, dopo una radicale ristrutturazione e una bella rinfrescata degli ambienti, abbiamo voluto dare, come dice il nome del locale, “un giro di vite” alla nostra offerta: quindi qui proponiamo essenzialmente vini che sono fuori dal giro tradizionale, da produttori che conosciamo quasi tutti personalmente dal momento che andiamo noi due in prima persona a cercare e testare i prodotti che scegliamo di usare, questo per trasmettere la nostra passione al cliente.
Per quanto riguarda la cucina la nostra idea è di proporre le specialità delle varie regioni italiane utilizzando anche in questo caso le materie prime migliori, che ci procuriamo direttamente anche da artigiani, come la carne di fassona piemontese o la pasta di grano duro di Gragnano, mentre pane, dolci e pasta fresca vengono realizzati rigorosamente in casa.
Ovviamente non trascuriamo la cucina tradizionale bolognese, perché in fondo veniamo dalla scuola della nonna, ma la nostra idea è di dare uno sguardo a 360 gradi sul mondo della cucina».
E la sera dello scorso 11 giugno protagonisti al Giro di Vite sono stati i vini dell’azienda agricola friulana Flaibani di Cividale, in abbinamento con piatti tipici friulani realizzati con prodotti originali, di stretta derivazione artigianale, portati direttamente e appositamente da Bruna Passetti in Flaibani, il cui suocero Pino è il titolare e fondatore dell’azienda.
«Nel 1976 – racconta Bruna – mio suocero, che faceva l’emigrante a Milano e svolgeva tutt’altro lavoro, tornò nel natio Friuli per dare una mano dopo il terremoto, e scelse di rimanere lì per mettere a frutto la passione per il vino maturata in tanti anni di viaggi e di assaggi in giro per il mondo.
Nessuno di noi è nato viticultore, lo facciamo per passione, e lavoriamo senza dipendenti né rappresentanti, parlando direttamente noi col cliente e portando, come nostro biglietto da visita, le nostre bottiglie.
A differenza della maggior parte delle case vinicole friulane, che come punta di diamante generalmente scommettono sui bianchi autoctoni, noi vogliamo puntare sui rossi, non quelli autoctoni come il Refosco ma quelli da vitigno internazionale, che nel Friuli sono sempre stati snobbati, e il nostro Cabernet Sauvignon è risultato pluripremiato sulla guida del Gambero Rosso, segno che invece anche qui ci sono buoni terreni per i rossi.
La nostra produzione annua è sulle 18mila bottiglie, e questo è un segnale di quanta fatica e quanto lavoro dobbiamo affrontare per offrire un prodotto di qualità. Produciamo tutto il panorama vinicolo del Collio Orientale: come bianchi abbiamo il Pinot Grigio Ramato, come si faceva un tempo, e il Tocai Friulano “Riviere”, come rossi lo Schiopettino, il Merlot, il Cabernet Sauvignon, normale e riserva, il Cabernet Franc e il Merlot riserva “Seduzione”.
Ed è sui nostri rossi che vogliamo puntare maggiormente, anche se la cosa che ci preme di più è dare a tutti i nostri vini un’identità ben precisa, fare sì che siano tutti diversi ma che al tempo stesso vi si riconosca sempre la stessa mano».

E in tavola, preceduti da ottima crescente fatta in casa, la sorte benigna ci ha riservato: verdure in croccante al Montasio con trota salmonata affumicata su crostino caldo al burro stemperato con aceto di lamponi innaffiati da Pinot Grigio Ramato fresco e appropriato, gnocchetti di patate al burro ed erbe aromatiche con grattata di ricotta affumicata abbinati a profumatissimo Tocai Friulano; il tipico frico alle erbette con prosciutto di Sauris ben si sposava alla sapidità e al corpo dello Schiopettino, mentre al momento del dolce – sospirosa torta al limone della casa e ipercalorica Gubana tradizionale – l’abbinamento a sorpresa è stato un azzeccatissimo Verduzzo spumante di altra casa vinicola friulana.
Un tuffo sui colli nord-orientali che non sarà un’esperienza unica per un’enoteca ancor giovane ma già di belle speranze: «La nostra idea – conclude Elisa Paganelli - è quella di un locale a formula flessibile, dove si può venire a prendere l’aperitivo, con stuzzichini serviti al tavolo anziché a buffet, piuttosto che a fare un pasto completo o a bere e spiluccare qualcosa dopo cena.
Ecco perché stiamo sviluppando molto l’offerta di vini al bicchiere e stiamo dando grande spazio alle numerose birre artigianali dei vari micro birrifici che stanno sorgendo un po’ dappertutto. Se poi uno ordina una bottiglia e non riesce a finirla, noi gliela tappiamo e può anche portarsela a casa, perché i nostri vini hanno una buona tenuta anche dopo che sono stati aperti.
Per quanto riguarda la cucina la nostra intenzione è mantenerci sempre su piatti semplici, perché quando hai la materia prima buona il sapore viene da lì e non dall’elaborazione, e il nostro biglietto da visita è sempre la materia prima, il fatto che ce la andiamo a cercare personalmente in giro per l’Italia».