Dal 29 Maggio al 2 Giugno a Candelo, magicamente, nella intatta cornice del suo ricetto riaffiorano perdute atmosfere del passato.
In quei giorni le sue rue acciottolate tornano ad essere percorse da armigeri e cavalieri, da giullari e contadini e nelle botteghe di arti e mestieri improvvisamente riappaiono pergamene e scrivani, tintori in antri oscuri saturi di vapore, tessitori, calzolai e fabbri…
In una rigorosa e suggestiva rievocazione storica il luogo sarà animato, come in un film, da personaggi che sembrano uscire dai libri di storia. La manifestazione, ideata e realizzata dalla Pro Loco e dal Comune di Candelo nell’intento di promuovere il territorio, con un significativo accostamento alla tradizione tessile biellese ripropone le lavorazioni della lana con le tecniche e i metodi di quel tempo.
Non solo, tutti i giorni i visitatori potranno assistere a veri e propri momenti di vita medioevale, rappresentazioni itineranti legate ad avvenimenti e storie del tempo messe in scena da figuranti in costumi dell’epoca, riprodotti fedelmente.
Struttura fortificata, ispirato dalla cultura contadina, il ricetto di Candelo fu edificato tra il XIII e il XIV secolo. In esso la comunità custodiva le cose più preziose per la sopravvivenza: vino, granaglie, prodotti della terra. E in caso di pericolo diventava rifugio di uomini e animali. A differenza di altre analoghe costruzioni, a quel tempo abbastanza comuni in tutto il Piemonte ma ormai irriconoscibili o scomparse del tutto, quella di Candelo ha mantenuto la forma originale subendo pochissimi cambiamenti ed è tra i siti meglio conservati in Europa
Candelo, terra del vino affacciata sulla “savana” biellese della Baraggia, per l’occasione propone sapori e gusti dimenticati. Creazioni di una cucina povera, costretta ad adattarsi alle ridotte risorse locali: tome, burro e castagne delle valli, farina di mais e riso della pianura. Nonostante questo le premesse sono ottime , solleticano il palato e stimolano la mente: basta un’occhiata alla lista dei menù, mirabile concentrato di sapienti accostamenti e ironiche presentazioni.
Tra tante proposte spicca per originalità un’unica portata che sintetizza quelle che sono le prerogative del luogo: unire praticità a sostanza. In tempi di crisi non è poco! Per messer turista frettoloso, alla Trattoria D’Oria alle porte del ricetto, “Lo piatto del viandante”: cosciotto di porcello, pollastro arrostito, salsiccia ubriaca, ratatuia. Musica prelibata, non occorrono spiegazioni!
Ma chi non intende proprio fermarsi potrà, nelle “taberne” tra le rue, gustare prodotti tipici locali e alternarli ad intingoli e specialità di fattura medioevale. E nei ristoranti convenzionati “menù d’autore” alletteranno gli ospiti con proposte di ogni tipo e adatte ad ogni tasca.
Lo chef Francesco D’Oria, noto ristoratore locale, e la moglie Alessandra consigliano una ricetta dell’epoca, rigorosamente in lingua volgare.
Cappone in fracassea francese:
Piglia un bon cappone allesso freddo e taglialo in pezzoletti piccoli et gettalo in patella con mezza libbra di butiro, ovvero grasso che serà meglio, e friggelo molto bene. Come è ben fritto gettalo in un piatto con succo di naranci sopra, con zucchero e cannella sopra.Lo chef Francesco D’Oria, noto ristoratore locale, con la moglie Alessandra consiglia una ricetta dell’epoca , rigorosamente in lingua volgare.