Femmina de Luxe: il noir si sposa con l'enogastronomia

Italia, 14.04.2009, di carla

Titolo: Femmina de Luxe

 

Autore: Elisabetta Bucciarelli

 

Edizioni: Perdisa

 

Pagine: 116

 

Prezzo: € 9.00



Femmina de Luxe è un bel romanzo noir firmato da Elisabetta Bucciarelli. Ma che c’entra un romanzo con l’enogastronia? In realtà un filo conduttore esiste perché nel dipanarsi della storia l’autrice sceglie spesso di ambientare momenti della vicenda in celebri ristoranti e locali italiani, e non solo: una delle protagoniste, Olga, fa del cibo un elemento fondamentale della propria vita.

 

Interessante quindi capire i meccanismi che hanno spinto Elisabetta Bucciarelli a caratterizzare fortemente Femmina de luxe con evocativi panzerotti, dolci al cioccolato, raffinate cene al Diana o alle Tre Galline, e conscere qual è il suo rapporto con la buona cucina.



In Femmina de Luxe si parla di donne che non accettano il proprio corpo e si sottopongono a pesanti rinunce per essere belle e magre o che consolano col cibo la carenza di affetto. Qual'è il tuo rapporto col cibo? Mangi per sopravvivere o apprezzi la buona cucina?


Femmina de Luxe è infatti un libro sul corpo, soprattutto sul corpo delle donne. Corpo simbolico e corpo reale divengono spesso la medesima cosa. Così come il cibo, troppo spesso interpretato, e talvolta considerato una forma di inquinamento. Senza accorgerci stiamo assistendo a una esasperazione estetica di tutto ciò che abbiamo intorno.

 

Sembra esistere una sorta di centralino del gusto, capace di omologare e rendere maggiormente desiderabile e appetibile ogni cosa: vestiti, acconciature dei capelli e persino le sostanze di cui ci nutriamo. Esiste una vera e propria moda anche nell’alimentazione.

 

I ristoranti giapponesi, la fusion, l’etnico, o il fringe food, sono alcuni esempi. Il mio rapporto con il corpo e quindi anche con il cibo è ambivalente. A volte sono felice di nutrirmi e mi piace moltissimo provare sapori nuovi, altre volte mortifico i miei desideri e mangio solo per dovere. Non è facile raggiungere un punto di equilibrio, perché spesso il cibo (l’assenza o l’abuso) è la risposta più facile al disagio o all’instabilità emotiva.


Le paste di Gattullo e il cioccolato di Marchesi a Milano, i  tortellini del Diana a Bologna, i peperoni con la bagna cauda delle Tre Galline a Torino. Racconti di svilimento del corpo in nome della perfezione e nel frattemo arricchisci il romanzo con la mappa dei templi italiani della golosità. Perchè?


Racconto di Olga, una giovane donna sovrappeso che consuma dolci prelibati e molto belli da guardare. La sua “gaudente identità” passa anche attraverso una sorta di estetica della gola (ricordiamoci che la gola è ancora considerato un vizio capitale), che tutti tentano di mortificare mettendola a dieta.

 

Allo stesso tempo lei cerca l’amore e qualcuno che la desideri per quello che è. E per questo verrà più volte umiliata: il suo vero peccato è l’ostinazione a pensare che un amore puro esista davvero. Dall’altra parte c’è un uomo che compra tutto ciò che desidera e consuma le donne, le emozioni e cibi migliori in circolazione come se non possedessero un’anima.

 

Un piatto ben cucinato, con un buon profumo e una bella estetica, ha le sue vibrazioni, richiede attenzione, è in grado di assegnare un valore aggiunto al rito del pasto. L’uomo del mio libro sembra apprezzare ma solo per un istante, poi continua la sua ricerca spasmodica verso qualcosa di meglio e di più, non è mai appagato né soddisfatto e passa la sua vita nell’ansia costante di questo inseguimento. Riempiendosi di cose belle e pregiate ma rimanendo sempre una pietra grezza. Un po’ come  spesso accade nella realtà.


In Happy Hour i bar più in della Milano da bere, in Femmina de Luxe alcuni tra i migliori ristoranti italiani, ci saranno citazioni enogastronomiche anche nel romanzo di prossima uscita Io ti perdono?


Credo che molte delle cose più importanti, nel bene e nel male, succedano a tavola. E’ un luogo magico ma anche demoniaco. Per esempio, spesso le storie d’amore iniziano e finiscono davanti a un piatto (o a un bicchiere) pieno o vuoto.

 

Anche nel prossimo romanzo, Io ti perdono, in uscita per Colorado noir/Kowalski, alcune comunicazioni importanti, affettive e professionali, verranno effettuate durante un pranzo o una cena. Questo perché il momento del pasto serve ad accorciare le distanze e a condividere anche attraverso meta messaggi.

 

Oppure a creare distanze incolmabili, si pensi al modo differente in cui ognuno di noi si propone a tavola (il modo di masticare, tenere le posate o controllare i movimenti delle mani). I luoghi saranno differenti da quelli di Femmina, quindi non necessariamente di lusso o famosi, ma, adesso che ci penso, il cibo servirà ancora una volta a svelare oppure occultare emozioni e stati d’animo. Simbolo o realtà, rimane sempre uno dei temi centrali del nostro quotidiano e quindi  dei miei libri.