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L'Associazione Streetfood e la Conservatoria delle Cucine del Mediterraneo impegnate a promuovere la qualità del cibo di strada


L'Associazione Streetfood e la Conservatoria delle Cucine del Mediterraneo impegnate a promuovere la qualità del cibo di strada

Torino, 06.07.2008, di Alberto



Il divario fra cibo da consumo veloce e tradizione del consumo conviviale lento si fa sempre più aspro. Un’opinione pubblica sempre più attenta alla qualità dei servizi e dei prodotti alimentari, perplessa di fronte ad una offerta proposta in pubblici esercizi e ristoranti fuori dall’ordinario per il prezzo più che per la validità della proposta, può riscoprire il gusto e la qualità di un cibo di strada che recuperi la sua tradizione originaria.

Se, poi, il ristorante è riconosciuto da guide blasonate il prezzo è ancora di più gonfiato per il prestigio e la nomea di cui si fregiano e si vantano. Streetfood invita a tutti a “tornare con i piedi per terra” e per questo vuole far emergere l’intelligenza e la convenienza di una proposta di alimentazione che affonda le sue radici nella tradizione italiana.



Una ristorazione più attenta ai bisogni del consumatore, con prezzi accettabili, capace di ricollegarsi al territorio negli approvigionamenti, in grado di recuperare il valore del cibo come momento di relazione con gli altri (convivialità) e con l’ambiente (ecosostenibilità), ovvero un’alimentazione fonte di piacere e di benessere. Progetti innovativi senza stravolgere la tradizione e informazione e comunicazione su più fronti è quello che si prefigge di fare l’Associazione Streetfood.

Un cibo da strada che recupera la sua originalità e peculiarità, capace di rispondere ai nuovi bisogni del consumatore di oggi, con tutto il gusto della tradizione italiana. Riqualificare quanto già esiste e creare nuove realtà contraddistinte dal marchio “Streetfood” lavorando sull’immagine, la fornitura di prodotti agroalimentari locali ed ecosostenibili, intervenendo in maniera impostante a fiere, eventi e all’uscita dalle scuole. Creare incontro culturale fra cibi di strada di aree italiane diverse e non compleanni o ricorrenze dentro i fast-food. Questo è quanto l’Associazione si è prefissa di portare avanti.

Streetfood cerca così partners sensibili all’argomento e che siano in grado e volenterosi di investire in “salute, bontà e chiarezza” con l'Associazione. La fretta non ha mai portato buoni risultati e come una buona ricetta tradizionale necessita di lunghi preparativi e lunga cottura per mostrarsi e farsi gustare al meglio così l’Associazione sta già lavorando alla realizzazione di pubblicazioni serie, documentate e culturali ma al contempo pratiche da consultare.



Il cibo di strada dall’antichità in cui era nutrizione fondamentale di pastori, milizie, viandanti e pellegrini, in viaggio verso mète lontane, è improvvisamente apparso assieme ai primi mercati presso i maggiori centri e nei borghi dell’epoca Medioevale.

Lì è rimasto finché la modernità e la “evoluzione” hanno portato ad un’asettica standardizzazione di sapori e un’industrializzazione dei processi di produzione. Così Streetfood e Conservatoria delle Cucine del Mediterraneo uniscono le forze per restituire forza sinergicamente al sistema mercato corredandolo dell’immancabile presenza di piccole chicche della gastronomia, esempi primordiali di “filiera corta in piazza” quale il cibo di strada: lo “chef” di strada acquista il prodotto base dal banco della gastronomia, lo trasforma, lo cucina e lo vende per il consumo in loco.

Questa ed altre tematiche sono state affrontate durante la presentazione che l’Associazione Streetfood è stata invitata a fare presso il Museo del Gusto di Frossasco (TO) sabato 7 giugno in presenza di autorità locali, stampa e media di settore.