Il Consorzio del Brunello di Montalcino nello scandalo e dopo il Vinitaly

Val d'Orcia, 11.04.2008, di Stefano Bugamelli


 

di Stefano Bugamelli

 

Il Brunello di Montalcino, grande vino toscano e simbolo dell’Italia enologica nel mondo è sotto inchiesta: se ne vende più di quanto se ne possa produrre.

 

I dati sono riscontrabili principalmente attraverso due parametri: l’estensione dei terreni vitati con l’unica uva ammessa, il “Sangiovese a grana grossa” e la quantità di uva prodotta per ettaro (max. 80 q.li). Il rigoroso disciplinare di questa Docg non ammette deroghe.

La magistratura è intervenuta facendo mettere i sigilli ad alcune fra le più importanti e storiche aziende e tenute vitivinicole: Antinori, Frescobaldi, Banfi, Argiano e un'altra ventina è "sotto osservazione" compresa quella di proprietà del conte Francesco Marone Cinzano che ricopre anche il ruolo di Presidente del Consorzio di Tutela. La chiusura di ogni attività all’interno delle aziende deve consentire le indagini degli inquirenti senza rischiare inquinamento delle prove.
Si tratta uno stop che comporta rischi per la produzione dell’uva e la produzione vinicola del 2008 nonché di perdita del lavoro per migliaia di addetti.

Responsabilità del Consorzio di Tutela è quella di verificare e controllare che le regole imposte dalla legge siano rispettate da tutti i produttori, cosa che evidentemente non sarebbe avvenuta in quanto il Brunello, “preparato” con aggiunta di altre uve o di altri vini in percentuali significative (fino al 25%) avrebbe consentito di ottenere due risultati:


  1. minori costi di produzione (possiamo immaginarlo perché un solo ettaro vitato e destinato a Brunello vale la bellezza di 350.000 euro)
  2. accontentare i consumatori, soprattutto stranieri e principalmente USA (una bottiglia su quattro finisce in questo mercato), ammorbidendo il gusto deciso del Sangiovese con vini di minor carattere (Merlot, Shirah ...).


Lo svilimento del nostro grande vino rosso si è così compiuto e insieme ad esso quello del territorio che rappresenta!

Al Vinitaly è mancato poco che si ponessero i sigilli anche negli imponenti stand delle aziende inquisite, le quali si sono salvate da un’ulteriore vergogna perché la proprietà del suolo è dell’Ente Fiera di Verona e solo affittata agli espositori.

Mentre la magistratura indaga, mercoledì 9 aprile, nel teatro Astrusi di Montalcino si è tenuta un’affollatissima e improvvisata assemblea straordinaria dei soci del Consorzio tra molte contestazioni e dove si sono dichiarate dissociazioni dall’operato del vertice per non avere protetto il marchio del Brunello di Montalcino dalle contraffazioni.

Sulla proposta di apportare modifiche al disciplinare di produzione, lanciata dai nuovi produttori, che evidentemente hanno meno legame con storia cultura e orgoglio territoriale, si è registrata una dissociazione netta, a grande maggioranza, a favore della formula della vinificazione in purezza: Sangiovese al 100%, in quanto da oltre cent’anni, grazie a questa, il Brunello primeggia nel mondo con una produzione che si è attestata su 6 milioni di bottiglie, di cui il 60% è destinato all'estero.


Sono emerse anche altre proposte:

  • dare incarico ad una agenzia di comunicazione di mantenere rapporti informativi con la stampa (in questo frangente si sono dimostrate ben scarsi e tardivi)
  • nominare un consulente esterno per supportare i tecnici del consorzio nella repressione frodi
  • Nominare un legale per tutelare l’immagine del Brunello

Inevitabile l’ipotesi di rassegna delle dimissioni del consiglio in carica nel prossimo consiglio.

Si tratta di decisioni ed orientamenti che dovevano ovviamente essere presi prima. Ora c’è attesa per le considerazione degli inquirenti, ma quanto tempo occorrerà?
Gli interessi in gioco, sia economici, sia umani sono molti ed importanti.

Contemporaneamente a questa inchiesta, si allarga a macchia d'olio anche quella chiamata Vendemmia Sicura con controlli e sequestri ad opera dei Nas in aziende in tutta Italia.