Latte crudo alle stelle di
Redazione 7

Se non fosse per il prezzo del
latte crudo alla stalla, che i presenti hanno definito “impazzito”, la notizia dell’assemblea annuale del Consorzio Provinciale Zootecnico Lattiero-Caseario di Vicenza, svoltasi recentemente nella storica sede di viale Trento, sarebbe la partecipazione di un nutrito numero di giovani allevatori, come non se ne vedevano da tempo: facce nuove, che promettono bene, per il futuro di un settore, la zootecnia ed il lattiero caseario, che fa del Vicentino la provincia più produttiva del Veneto.
Il
latte crudo spunta quotazioni da capogiro: quarantuno centesimi al litro alla stalla contro i trentatre circa di media nel precedente periodo del mese di giugno 2007. E la situazione non sembra destinata a risolversi in una bolla di sapone. Infatti il mercato del latte in polvere, appannaggio soprattutto dell’industria, sconta una penuria dovuta da un lato alla siccità, che ha ridimensionato la produzione del primo fornitore globale, l’Australia e, dall’altro, alla conversione delle coltivazioni cerealicole per usi energetici, a scapito dell’alimentazione delle vacche, “di moda” nel secondo più grande produttore di latte del mondo, gli Stati Uniti.
Il contraccolpo, a cascata, ora dà nuovo slancio al mercato del latte crudo, incluso quello italiano, un settore che negli ultimi anni aveva scontato gravi diseconomie, vedendo la redditività delle nostre aziende agricole calare vertiginosamente. Fino, sembra di poter dire, a ieri.
Tommaso Mario Abrate, presidente nazionale del settore Lattiero-Caseario di Confcooperative, ospite d’eccezione alla riunione, ha messo tuttavia in guardia gli allevatori dai facili entusiasmi, invitando alla prudenza: le difficoltà della zootecnia italiana sono un dato oltremodo annoso. Solo nell’ultimo anno, in provincia, oltre cento fattorie hanno cessato l’attività. Inoltre il mercato dei
formaggi è ancora ben distante dall’essersi assestato su posizioni di equilibrio.
Parole di apprezzamento, infine, sono venute per il
sistema della Dop, in cui l’Italia eccelle con 33 specialità protette ed in cui Vicenza si contraddistingue per
l’Asiago.
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