Il futuro vitivinicolo rumeno


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di Enzo Russo -

Si è svolto presso la Villa Ortolani Lebrecht a San Floriano (VR), il Convegno sulle “Prospettive di internazionalizzazione per le imprese del settore vitivinicolo nell’Europa dell’est: il caso Romania”, organizzato dal C.I.V.E (Centro Universitario per la Viticoltura e l’Enologia).
Con il saluto delle autorità italiane e rumene, il Convegno ha preso ufficialmente il via con la relazione del professor Davide Gaeta, dell’Università di Verona, che ha illustrato la politica di impiego dei fondi strutturali europei: “A causa del principio di sussidiarietà, ci sono forti differenze tra i paesi europei, quindi risulta di grande importanz

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a il luogo in cui si investe” afferma Gaeta, “in Romania vi sono diversi piani operativi, ciascuno con un proprio ministero di riferimento: l’investitore italiano di conseguenza sa, quando investe, qual è il suo referente immediato”.
“La Romania ha condizioni molto favorevoli per lo sviluppo del settore vitivinicolo, con oltre 255.000 ettari coltivati a uva” ha detto il professor Mihai Mustea, dell’Università di Iasi, “tuttavia vi sono problemi da risolvere, in particolare effettuare la sostituzione di uve ibride con specie nobili e far sì che le piccole imprese, poco produttive, aumentino le loro dimensioni”.
Il professor Ion Gilca dell’Università di Iasi ha, invece, sottolineato che “il settore vitivinicolo in Romania è considerato strategico e di conseguenza beneficerà di un’attenzione costante da parte dello Stato, che verrà incontro alle esigenze degli investitori stranieri.”
Costantin Ciobanu, della FEDEI (Fondazione per lo Sviluppo Economico e l’Integrazione Europea) ha inoltre affermato che la Romania ha armonizzato la propria legislazione con quella degli altri paesi europei; che i prezzi dei terreni sono convenienti e la presenza di Università e anche di licei con un indirizzo agricolo garantiscono la possibilità di contare su tecnici qualificati: di conseguenza si può affermare che le condizioni per investire in Romania sono ottimali.
Ha chiuso il vivace dibattito Paolo Perin, della FINEST (Società Finanziaria della Cooperazione Economica con i Paesi dell'Est Europeo), mettendo in rilievo come internazionalizzazione non sia affatto sinonimo di delocalizzazione, ma significhi esportare il know-how aziendale, e non le strutture produttive. “Il lavoro che svolge la FINEST è molto importante”, ha spiegato Perin, “considerando che i fondi strutturali vengono concessi in un momento successivo all’investimento, FINEST partecipa al capitale iniziale in una misura che va dal 25% al 49%, fornendo così una quota importante degli investimenti iniziali necessari; inoltre, è molto importante per l’imprenditore avere un partner istituzionale che possa aiutare a certificare la serietà del progetto nell'ambito dell'Unione Europea”
In sintesi, dal Convegno sono emerse due cose importanti. La prima è la grande voglia della Romania di crescere e in particolar modo nel settore del vino dotandosi di una serie di regole comunitarie per garantire uno sviluppo equilibrato del settore; la seconda di aver lanciato un messaggio a tutte le Aziende che operano nella vitivinicoltura: “La Romania ha una buona tradizione vitivinicola e un territorio che ben si adatta alla coltivazione di uve nobili, ma ha bisogno del know-how e dei capitali delle aziende italiane per modernizzare l’agricoltura e divenire competitiva su mercati internazionali, considerando anche la sua collocazione geografica”.

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