I vini di San Patrignano sbarcano in India
il 15 gennaio a Mumbai e il 17-18 a New Delhi
Per la prima volta, i vini di
San Patrignano arriveranno nelle cantine e negli scaffali di ristoranti ed enoteche indiane grazie a
Vinitaly India. La manifestazione è finalizzata alla promozione e commercializzazione delle etichette italiane in un mercato in forte espansione.
Nel continente indiano – spiega infatti un rapporto di Confagricoltura - il consumo di vino è aumentato del 22% negli ultimi tre anni, mentre i margini di crescita dei consumi stimati arrivano ad ipotizzare un ulteriore innalzamento del 30% della richiesta di mercato.
Mercato all’interno del quale la Francia fa la
PUBBLICITÀ
parte del leone con un export in India pari a 2,18 milioni di dollari. L’Italia è già al secondo posto tra i consumatori indiani con il 20% delle vendite complessive di vino in bottiglia.
Sarà questo lo scenario dove i vini di San Patrignano (Avi 2004, Montepirolo 2004, Noi 2004, Aulente 2005 e Vintan 2005) saranno presentati, durante una serie di seminari degustazione aperti a importatori, distributori, ristoratori, stampa specializzata.
Grazie ad iniziative come Vinitaly India, la produzione vitivinicola della Comunità di recupero più grande al mondo diviene, quindi, sempre più internazionale. Le etichette di San Patrignano sono stimate e apprezzate già in diversi Paesi stranieri, che hanno assorbito percentuali importanti delle 150mila bottiglie vendute dalla comunità nel 2006.
In testa gli Stati Uniti con 15%, seconda la Germania con il 5%, seguita dalla Svizzera con il 6%, mentre un altro 5% del totale delle bottiglie prodotte è stato distribuito nel resto dell’Europa. In percentuali minori, i vini di San Patrignano sono commercializzati anche in Giappone, Brasile, Australia, Albania e nei Paesi dell’Europa Orientale.
In questi mercati, in cui il quadro d’insieme è molto promettente, le previsioni future sono di incremento e consolidamento dell’offerta e della richiesta.
Tutti i vigneti di San Patrignano sono ubicati all’interno di un unico corpo intorno alla comunità e si estendono sulle colline di Coriano, ed orientate verso il mare di Rimini.
Le varietà d’uve coltivate sotto la supervisione costante dell’agronomo Roberto Dragoni e dell’enologo Riccardo Cottarella sono Sangiovese, Merlot, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Sauvignon Blanc, Chardonnay.
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lunedì 14 maggio 2007 - Mondo del Gusto - » Entroterra riminese
[...] Il recupero della mora romagnola si deve a un allevatore che lavora nella valle del Senio, sull’Appennino Tosco-Romagnolo. Negli anni ’50 le importazioni di maiali inglesi più produttivi fecero quasi scomparire suini pregiati come la Cinta senese e la mora. Nel 1982 si credeva estinta, ma poi questo “filologo del prosciutto” reperì gli ultimi esemplari e riprese ad allevarli. Da lì alcune realtà illuminate gli andarono dietro, negli anni seguenti, soprattutto nel Riminese. San Patrignano (Coriano) e l’azienda agricola Zavoli di Saludecio stanno già permettendo al grande pubblico di assaggiare queste carni pregiate di colore rosso scuro - caratteristica unica - consistenti alla masticazione e con un grasso talmente delicato da sciogliersi in bocca. Per questo sono ricercatissime nella produzione di insaccati come culatelli, guanciali, coppe, fiocchi, spalle e i deliziosi strolghini, salami realizzati con carne di culatello macinata fine e insaporita con la classica concia. Un lieto ritorno, perché fino all’inizio del ‘900 le more erano diffusissime sulle colline romagnole e nelle zone di montagna. Sì, questi maiali sono straordinari. Ma non sono da meno i bovini, neanche a dirlo, di Razza Romagnola. Anche in questo caso si parla di carni incredibili, da molti preferite alle più famose Chianine. La Romagnola vanta origini antiche, visto che deriva dal “Bos Taurus Macroceros” (Uro dalle grandi corna), bovino che ha avuto la sua culla nelle grandi steppe dell’Europa Centro Orientale dando poi origine a diverse razze simili per costituzione, tipo, mantello, forma della testa e degli arti. Gigantesche, bianche miniere di ciccia capaci di adattarsi alle condizioni territoriali più difficili. Nell’entroterra riminese, la carne di Romagnola si può trovare alla macelleria Vagnini di San Giovanni in Marignano, ai confini con le Marche. Una visita, se si va a caccia di prelibatezze made in Romagna, non può mancare a San Patrignano. La comunità di recupero dalla tossicodipendenza più grande del mondo è abbarbicata tra Rimini e Coriano, a pochi chilometri da Montescudo. Dunque, sulla strada giusta. Da qualche anno San Patrignano si è impegnata a lavorare nel settore gastronomico per recuperare le tradizioni del territorio, in virtù di una filosofia del lavoro e dell’eccellenza. Le persone che entrano in comunità ritrovano, grazie a questo semplice principio, la dignità persa. E i risultati, i prodotti, sono straordinari. Dal ’96 è nato il progetto vinicolo, dedicato in gran parte al sangiovese. Che viene commercializzato in purezza (Avi) o in abbinamento ai tagli bordolesi (Montepirolo, Noi). Queste sono le bottiglie più importanti, perché la cantina comunitaria propone anche altre etichette. Come si diceva prima, un altro grande lavoro è stato fatto sulla Mora romagnola, di cui si possono trovare il culatello, lo strolghino, la spalla e tutti gli altri gustosissimi tagli. Insaccati o da cuocere. Olio e miele sono eccellenti, ma forse il lavoro più interessante, attualmente viene fatto con i formaggi. Grazie alla consulenza di Vittorio Beltrami, maitre fromager marchigiano pecorini, caprini e vaccini vengono stagionati nel migliore dei modi. [...]