Questa è una delle molte opere del XIX secolo basate sul “Faust” di Goethe. Poco dopo aver letto il Faust, Berlioz compose otto brani che “dipingevano” otto scene del poema e che Berlioz stesso distrusse poco dopo, perché non soddisfatto. Nel secondo tentativo, più ampliato e più adatto ad una performance concertistica oltre che di palcoscenico, Berlioz introduce la cantina di Auerbach, a Lipsia, come prima tappa di Mefistofele, nel suo viaggio per mostrare a Faust le attrattive della vita dopo aver messo in opera l’infernale patto. Berlioz in questa scena segue abbastanza attentamente le orme di Goethe, con una “Canzone del Ratto” e una “Canzone della Pulce” per rendere ancora più evidente l’impressione di posto malfamato. Sul retro della cantina c’è una scala che conduce alla strada. L’atmosfera è pesante, fumosa e rauca. Una dozzina di tavoli con gente che beve e che gioca. Sono tutti clienti, perennemente ubriachi. Sono rozzi nel linguaggio e nel comportamento, che spesso sfocia in risse violente. Tuttavia, sono capaci di cantare: fortunatamente, la scena si svolge in un’atmosfera che è inadatta all’uso dei moderni sistemi stereofonici di “pulizia” dei rumori di sottofondo, così tipica dei locali dove si fa musica, e l’atmosfera è molto coinvolgente. Vengono cantate quattro canzoni inneggianti al bere: all’inizio, un coro rumoroso, poi la canzone di Brander “al Ratto”, seguita da un delizioso, sacrilego e fugace “Amen”. Infine, Mefistofele si esibisce nella Canzone della Pulce.
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