“Bisogna stare attenti ai pensieri che vengono di notte: non hanno la giusta direzione, arrivano a tradimento da luoghi remoti e son privi di senso e di limiti. Prendiamo ad esempio l'idea che mi è venuta il 17 febbraio, un giorno di speranze distrutte, il giorno in cui ho saputo di aver perso il posto da insegnante d'inglese per il calo degli iscritti al college e in cui mia moglie, dalla quale ero separato da nove mesi, nel corso della telefonata in cui le davo la triste notizia si è lasciata sfuggire che aveva un «amico», Rick o Dick o Chick, qualcosa del genere”.
E’ l’inizio di Strade blu, un libro scritto da William Least Heat-Moon e pubblicato per la prima volta nel 1983. E’ la storia di un viaggio compiuto nel 1978, attraverso le strade secondarie che, nella cartografia stradale americana erano segnate in blu. E’ il resoconto di un viaggio “interiore”, sia geografico sia psicologico, alla ricerca di un significato che la sua vita, in quel periodo, aveva perduto. Si racconta l’America “minore”, quella meno celebrata e conosciuta. Un’America che forse non esiste più (forse). Un viaggio durato tre mesi, realizzato con un vecchio furgone a cui ha dato il nome di Ghost Dancing (la Danza degli Spiriti) adattato a “casa mobile” molto spartana. Ha la forma di un reportage”, intercalato con dettagliate informazioni storiche inerenti ai luoghi che “tocca”. E’ il racconto di paesi, paesani e paesaggi “minori”: un diario minimalista. Con questo libro William Least Heat-Moon, il quale ha discendenze inglesi-irlandesi ed Osage, una tribù pellerossa dalla quale ha “ereditato” il nome (William Luna del Caldo Minore), ha contribuito alla rinascita del genere “on the road”.
Il mio consiglio è di leggerlo, avendo cura di non portarselo in viaggio come unico testo con il quale dedicarsi alla lettura: le 502 pagine (della recente edizione Einaudi) sono infatti composte di tantissimi brevi “resoconti” quasi giornalieri, della lunghezza di una-quattro pagine. Non lo considero quindi adatto ad una lettura prolungata: è il classico libro da tenere sul comodino (o sulla spiaggia) per sfogliarne alcune pagine prima di addormentarsi (come ho fatto io). Quando lo riprenderemo in mano il giorno dopo, da qualsiasi punto riprenderemo, non avremo alcuna difficoltà a ricostruirne la trama (inesistente come in ogni diario).
Buon “viaggio”.
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